29-09-2022

È il nostro scudo naturale alle aggressioni esterne e l’obiettivo dell’immunoterapia contro il cancro. Cos’è e come funziona il sistema immunitario.

Il nostro organismo è dotato di un efficiente sistema di difesa dagli agenti estranei all’organismo: si tratta del sistema immunitario, composto da cellule diverse, ognuna con funzioni specifiche, e molecole circolanti che lavorano insieme per riconoscere ed eliminare gli agenti estranei all’organismo come batteri, parassiti, funghi e virus ma anche cellule infettate da agenti patogeni e cellule tumorali.

Cellule diverse, ognuna con funzioni specifiche, compongono il nostro sistema immunitario

Le nostre difese immunitarie sono naturalmente vigili e pronte ad intervenire in caso di emergenza, mettendo in pratica le necessarie contromisure per difendere l’organismo e mantenerlo sano.

Il sistema immunitario attua due forme di difesa: l’immunità aspecifica o innata e l’immunità specifica adattativa.

L’immunità innata o aspecifica, chiamata anche immunità naturale, consiste di meccanismi pre-esistenti all’incontro con l’agente estraneo, in grado di agire con rapidità contro l’egente estraneo che viene riconosciuto come una minaccia. È presente fin dalla nascita e comprende sia le barriere dell’organismo (la pelle, le membrane mucose presenti nelle parti del corpo a diretto contatto con l’esterno, come ad esempio bocca, naso e orecchie e le secrezioni come la saliva o il sudore) che cellule e proteine circolanti che fungono da regolatori e mediatori della risposta infiammatoria dell’organismo. Se l’agente aggressivo supera questa barriera, l’organismo reagisce producendo e mobilizzando cellule e sostanze che servono a fronteggiare e riparare i danni subiti.

L’immunità specifica o adattativa, chiamata anche immunità acquisita, si sviluppa invece dopo la nascita, durante il primo anno di vita, e viene potenziata ed “educata” in risposta alle infezioni e agli agenti estranei che incontra. Essendo una risposta che l’organismo fabbrica su misura a seconda dell’agente estraneo, l’immunità specifica o adattiva è molto più veloce ed efficace rispetto a quella innata, può essere rafforzata con le vaccinazioni e possiede meccanismi atti a instaurare memoria degli agenti incontrati e della specifica risposta instaurata. Si tratta di una difesa mirata nei confronti di determinati antigeni, ovvero sostanze che il nostro organismo riconosce come estranee.

Il meccanismo di risposta dell’immunità specifica o adattiva è reso possibile grazie ai linfociti T e B.

La ghiandola del timo, situata dietro lo sterno, dove vengono prodotti i linfociti T

linfociti T (cellule T) maturano nel timo e circolano nel sangue e nel sistema linfatico riconoscendo le cellule dell’organismo come proprie ed evitando di aggredirle.

linfociti T si attivano quando i recettori presenti sulla loro superficie riconoscono degli antigeni (gli agenti estranei) specifici per quel recettore.

Esistono diversi tipi di linfociti T: le popolazioni meglio definite sono le celluleT helper e le cellule T citotossiche.

Per riconoscere l’antigene, i T helper hanno bisogno di venire a contatto con altre cellule che presentino loro quel particolare antigene (cellule dendritiche, macrofagi, linfociti B). I macrofagi, le cellule “spazzine” del nostro organismo, dopo aver “mangiato e digerito” una struttura estranea, espongono frammenti di antigene sulla loro superficie in modo da mostrarli ai T helper, che, se li riconoscono, si attivano secernendo sostanze chiamate citochine. Le citochine aiutano gli altri tipi di linfociti T ad eliminare le cellule estranee che hanno aggredito l’organismo (attività citotossica).

I linfociti B, o cellule B, maturano nel midollo osseo e si localizzano nei linfonodi

linfociti B (cellule B) maturano nel midollo osseo e si localizzano nei linfonodi, piccoli organi dislocati in diversi punti del corpo umano. Anche il linfocita B si attiva a contatto con un antigene. Stimolato dall’antigene, il linfocita B si riproduce diverse volte, dando origine a svariate cellule figlie, tutte identiche, dette cloni. Parte di queste cellule cloni si attiva poi in plasmacellule, che sono i genitori degli anticorpi specifici nei confronti di un determinato invasore. La restante parte di cloni ha invece funzione di cellule della memoria per fronteggiare in maniera più rapida e specifica eventuali aggressioni future da parte dello stesso antigene.

Lo scudo come metafora del sistema immunitario che protegge l’organismo umano dall’attacco di agenti aggressori

Un sistema immunitario efficiente è quindi perfettamente in grado di proteggere l’organismo dalle aggressioni.

Le cellule tumorali presentano delle caratteristiche differenti rispetto a quelle della controparte costituita dalle cellule sane del nostro organismo. Le cellule tumorali presentano quindi antigeni e come tali sono potenzialmente in grado di attivare una risposta da parte di un sistema immunitario efficiente.

La capacità dell’organismo di riconoscere e distruggere le cellule tumorali è ridotta in caso di immunodepressione.

Nonostante la reazione del sistema di difesa, le cellule tumorali riescono però ad attivare dei meccanismi attraverso i quali aggirano il controllo del sistema immunitario. Dopo una fase iniziale in cui la risposta immunitaria è in grado di affrontare ed eliminare buona parte delle cellule tumorali, in un secondo momento le cellule tumorali superstiti mutano e diventano resistenti al controllo del sistema immunitario. Questo è un processo in genere piuttosto lungo che può svilupparsi nell’arco di molti anni. Le cellule mutate ingannano quindi il sistema immunitario e, potendo agire pressoché indisturbate, si diffondono in modo incontrollato, generando tumori clinicamente rilevabili e diagnosticabili.




22-11-2020

Come mantenere il sistema immunitario sano e forte: l’unico strumento per ridurre l’impatto del Covid (ma non solo)

Il sistema immunitario è il grande assente nel dibattito di questi tempi alla ricerca del rimedio farmacologico per combattere il virus. Eppure, molto dipende da questo insieme di cellule, sostanze chimiche, ecc. Ecco tutti i principi per mantenerlo sano e forte.

Come è successo a me credo sia capitato anche a qualche lettore di porsi una domanda, nella valanga di informazioni che, assieme al virus, ci ha quasi travolto negli ultimi tempi: “Perché nelle scorse settimane poco o nulla è stato suggerito affinché ognuno possa potenziare la risposta del proprio sistema immunitario?” Comprendo che nella furia della pandemia, questo fosse probabilmente un problema secondario rispetto all’urgenza di salvare le vite di chi arrivava in pronto soccorso. Eppure, a bocce un po’ più ferme, mi sembra una domanda sensata visto che, in attesa della conclusione delle sperimentazioni in corso sull’efficacia di vecchi e nuovi farmaci o sui futuri vaccini, l’efficienza del sistema immunitario è al momento l’unico strumento per modulare l’impatto del virus sull’organismo e ridurre il rischio di conseguenze catastrofiche.

Il fatto stesso che la maggioranza dei deceduti in questa epidemia sia costituita da soggetti anziani e/o generalmente già ammalati rende evidente che la capacità dell’organismo di gestire il problema è un aspetto cruciale. E questo vale sia per questa che per altre emergenze sanitarie che è possibile o probabile si presenteranno nei prossimi anni. Senza contare che un buon sistema immunitario rimane cruciale non solo nelle grandi emergenze infettive, ma anche nei confronti di raffreddori, sinusiti e influenze varie che, per buona parte dell’anno, fanno parte della quotidianità di molte persone.

Ecco quindi alcune note sul sistema immunitario. Vedremo come è fatto, come funziona, come mantenerlo efficiente, come si riduce la sua capacità di difendere l’organismo, ecc.

Prima di tutto la cura dell’ambiente – All’origine delle epidemie più o meno grandi che si sono sviluppate negli ultimi due decenni (Sars, A/H1N1, Mers-CoV, Zika) ci sono sempre stati virus che hanno effettuato il cosiddetto “salto di specie”. Cioè sono passati dal serbatoio animale (uccelli, maiali, pipistrelli, ecc.) all’organismo umano. Questo passaggio è grandemente facilitato dalla rottura dell’equilibrio uomo-natura e dalla pratica di aggressione e di distruzione degli habitat naturali che la cosiddetta globalizzazione ha consentito e fortemente accelerato. Se la specie umana invade e compromette la stabilità di ambiti naturali sempre più ampi (niente sembra salvarsi: foreste vergini, terre coltivate, poli nord e sud, laghi, boschi, oceani, cieli, ecc.), il contatto e l’incontro con il selvatico, in cui si annida il virus sconosciuto all’uomo (che quindi non ha ancora sviluppato un’adeguata reazione immunitaria) diventa sempre più probabile. È per questo che qualcuno afferma che il miglior antivirus è una foresta integra. Se poi, oltre ai virus, pensiamo anche ai batteri occorre riflettere sull’enorme questione dell’antibioticoresistenza. Generata anche dalle pratiche usuali negli allevamenti intensivi, con la somministrazione sistematica e preventiva di antibiotici agli animali, semplicemente per farli sopravvivere fino alla macellazione. Pratica che inevitabilmente seleziona batteri resistenti, con rischi epidemici difficilmente prevedibili. In Europa muoiono in un anno 33mila persone a causa dell’antibioticoresistenza, 10mila solo in Italia.

Poi i vaccini e le mascherine – In seconda battuta vengono i vaccini, che però non sono ancora disponibili per il Covid-19. E non lo saranno per almeno circa 12 mesi, se si adottano procedure sbrigative, al posto dei soliti 2 anni normalmente necessari. Sperando che una volta trovati, mantengano la loro efficacia a lungo, visto che i Coronavirus hanno la capacità di mutare molto facilmente e velocemente. Al terzo posto dei provvedimenti che limitano i danni stanno quelli con i quali abbiamo familiarizzato nei mesi scorsi: distanziamento sociale, isolamento dei malati, pulizia degli ambienti con disinfettanti, respiratori per terapie intensive, lavaggio delle mani, ecc. A completamento del cerchio troviamo le mascherine, i guanti, le tute e i grembiuli di plastica. Che ovviamente sono indispensabili, ma dovrebbe essere chiaro che quando abbiamo bisogno di centinaia di milioni di mascherine, di farmaci e di migliaia di posti in terapia intensiva significa che gli altri livelli di prevenzione non sono stati funzionali e hanno ceduto. Il sistema immunitario è una complessa rete integrata fatta da sostanze chimiche (saliva, sistema del complemento, lisozima, anticorpi, ecc.), cellule (neutrofili, basofili, macrofagi, linfociti, ecc.) e alcuni organi speciali (linfonodi, tonsille, timo, milza, midollo osseo, ecc.). Il suo compito è difendere l’integrità dell’organismo da qualsiasi forma di aggressione chimica, traumatica o infettiva.

Come funziona – Il sistema immunitario è normalmente in grado di distinguere le strutture proprie dell’organismo o esterne al corpo e presenti nell’ambiente (per esempio i pollini e gli alimenti) ma che normalmente non costituiscono un pericolo. Queste strutture dunque possono o devono essere preservate. Esistono al contrario strutture interne o esterne al corpo (tumori, sostanze inquinanti, alcuni microrganismi) che invece si dimostrano nocive per l’organismo. Nei confronti di queste ultime il sistema immunitario attiva processi di neutralizzazione o di eliminazione, generalmente basati sullo sviluppo di fenomeni infiammatori. Fenomeni, quelli infiammatori, che sono assai utili quando hanno una durata breve e un’intensità rapportata alla capacità di “gestione” dell’organismo, ma che possono rivelare aspetti problematici quando l’intensità è eccessiva (è capitato a coloro che sono deceduti in questa pandemia) o durano troppo a lungo. Inoltre, l’infiammazione cronica a bassa intensità, presente nell’organismo senza produrre sintomi significativi e in larga misura prodotta da uno stile di vita non salutare, è alla base di quasi tutte le patologie croniche e degenerative oggi più frequenti: cardiovascolari, articolari, allergiche, neurologiche, tumorali, ecc.

Quando funziona bene? Un sistema così complesso e articolato dipende, per il suo corretto funzionamento, non da un singolo fattore ma dalla coesistenza e dall’interazione reciproca di diversi elementi e condizioni. In particolare e principalmente da un’alimentazione sufficiente per quantità e di buona qualità, composta da alimenti naturali e completi (integrali); da una permanenza sufficiente all’aria aperta che consente, tra l’altro, una normale produzione di vitamina D; da una quantità di riposo e di sonno adeguati, anche per compensare e bilanciare situazioni stressanti eccessivamente prolungate. È noto infatti che lo stress oltremodo prolungato e, soprattutto, non opportunamente prevenuto e/o compensato da comportamenti e pratiche adatte (oltre al riposo e al sonno, anche l’attività fisica non agonistica, la meditazione, la preghiera, le tecniche di rilassamento, ecc.) incide negativamente sull’efficienza immunitaria.

Quando funziona male? Potremmo semplicemente dire: quando non si verificano le condizioni precedenti. Ossia quando la dieta è carente come apporto energetico totale, ma anche quando (evenienza ben più frequente dalle nostre parti) il fabbisogno di micronutrienti non è soddisfatto. Quando mancano cioè vitamine, minerali, enzimi, flora batterica, sostanze protettive presenti soprattutto negli alimenti vegetali, ecc. Attenzione, però: anche una dieta eccessivamente abbondante e/o sbilanciata da un eccesso di calorie e di proteine animali (carne, formaggi) interferisce con l’efficienza del sistema immunitario. Non aiuta nemmeno passare troppo tempo al chiuso, per lavoro o studio, ma spesso anche semplicemente per pigrizia quando preferiamo utilizzare il tempo disponibile davanti a uno schermo. Di fatto, nei Paesi sviluppati, è noto da tempo che l’obesità, l’alcolismo e l’uso di droga sono le cause più comuni di una funzione immunitaria carente (The American Journal of Clinical Nutrition, agosto 1997).

*Medico nutrizionista e fitoterapeuta




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